La guerra tra i Lo Presti e i Cusimano, “Dovevamo ammazzarne uno prima”

Pubblicato su RADIO ANTENNA BORGETTO in: CRONACA

L’omicidio del fruttivendolo Andrea Cusimano si inserisce in una guerra per la gestione di affari illeciti, come hanno detto il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Di Stasio, il comandante del Reparto Operativo di Palermo Mauro Carrozzo e il suo vice il maggiore Dario Ferrara.

Nel corso della conversazione in carcere Silvio Bertolino, zio di Andrea Cusimano ucciso al Capo, affermava, come annotano i carabinieri nell’ordinanza, che con l’uccisione del nipote una fazione avrebbe voluto sopraffare quella a cui appartenevano i Bertolino/Cusimano: “Ci stanno mettendo il piede di sopra…ci vogliono mettere il piede di sopra…non ci dobbiamo arrivare, non ci devono arrivare a questo punto!”.

La madre Teresa Pace ribatteva che erano stati già sopraffatti “No ormai ci sono arrivati, perché loro dovevano comandare quando fu il fatto di Fabrizio”. Bertolino Silvio ribadiva che in passato non erano riusciti a sopraffarli nemmeno personaggi di alto spessore mafioso: “vedi che loro non sono arrivati a niente, perché quelli più grossi non ci hanno potuto…ma tu…quelli più grossi non ci hanno potuto…e questo il “cazzittello” ha fatto questa azione”.

Poi i Bertolino continuavano che avrebbero dovuto agire uccidendo qualcuno di quella fazione già in passato, quando  Fabrizio Bertolino aveva subito delle lesioni al viso: “come gli ho detto io, come gli ho detto io a Nina e a Fabrizio…..ne dovevano ammazzare a uno quando fu della faccia di Fabrizio”.

In quell’occasione Silvio Bertolino aveva reagito armandosi di pistola ed aggredendo “u Minichieddu”, soprannome con cui veniva indicato Domenico Ferdico (deceduto il 28 aprile 2015), ma il fratello Franco Bertolino, 56 anni (pregiudicato per associazione mafiosa ed estorsione nell’operazione Panta Rei), lo aveva fermato togliendoglielo  dalle  mani.

“Ma  ai  tempi  me  l’ha  levato Franco  a  me  dalle  mani  “o Minichieddu”     io avevo la caffettiera (la pistola n.d.r.)…. – dice Silvio Bertolino – come me l’ha tolto dalle mani e Fabrizio era presente che me l’ha levato dalle mani…Franco me l’ha tolto dalle mani”.

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Tutti erano concordi nel criticare il comportamento del loro congiunto, Franco Bertolino, il quale non solo li aveva costretti a fare la pace, ma andava anche a mangiare con i loro antagonisti (evidentemente vicini ai Lo Presti): ” Teresa Pace: “no che questo fango di tuo fratello gli hanno fare pace”. Giuseppe Bertolino:”….e ci mangiava e beveva pure alla taverna assieme….”. Teresa Pace “e ci chiedeva pure soldi, è un fango tuo fratello!”.

Gli stessi interlocutori affermavano che in quell’occasione avrebbero dovuto attendere il loro rivale all’esterno dell’ospedale e gli avrebbero dovuto sparare in modo che nessuno, in futuro, avrebbe più tentato di soggiogarli: Teresa: “questo doveva essere tuo fratello lui stesso quando è uscito dall’ospedale, appena è uscito dall’ospedale con la scusa di…gli hanno fatto fare pace” Silvio:”gli doveva tagliare la faccia là dentro” Teresa:”nooo, io gli avrei sparato….e vedi che da quel momento in poi polsi non ne avrebbero toccati”.

Successivamente, Silvio Bertolino si chiedeva il motivo per cui il fratello Fabrizio, che coadiuvava i Cusimano nella vendita di prodotti ortofrutticoli, non avesse reagito all’aggressione nei confronti del nipote: ” …Minchia…minchia io dico una cosa, lo sai che dico, ma questo Fabrizio ogni volta… azione non ne fa, non ne fa azioni?”.

Ma la madre gli rispondeva che in quel momento non era presente poiché stava curando una ferita al piede: “lui se ne era andato e…e lui si è spaccato il piede, Fabrizio si è spaccato il piede ed è stato all’ospedale che punti non glieli hanno potuti dare e cammina zoppo”.

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