Caso Parma, sentenza che lascia perplessi. Ma quel riferimento a Ceravolo….

Pubblicato su RADIO ANTENNA BORGETTO in: SPORT

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Il Parma viene penalizzato, ma la serie A è salva. Una sentenza che suona come una beffa per il Palermo visto che, secondo quanto scritto nella sentenza dai giudici del Tribunale Federale Nazionale della Figc, il deferimento contro Calaiò e il Parma era fondato e meritava di essere accolto. Il comportamento dell’attaccante viene punito e le sue giustificazioni non vengono considerate attendibili, ma le motivazioni addotte per le sanzioni (definite congrue) lasciano perplessi.

IL PARMA FARÁ RICORSO: “SENTENZA ABNORME”

Dopo un breve excursus dei fatti contestati (gli ormai famigerati messaggini inviati dall’attaccante al giocatore dello Spezia Filippo De Col e rivolti indirettamente anche a Claudio Terzi), il Tribunale (si legge) “ritiene provato che il Calaiò nell’inviare i messaggi in questione abbia posto in essere il tentativo di illecito”, ritenendo irrilevante che “possa essersi riferito unicamente alla propria incolumità fisica” e che il quarto messaggio (inviato a titolo di discolpa, ndr) avrebbe invece ulteriormente destato preoccupazione nei giocatori dello Spezia, cosa non accaduta per i messaggi inviati da Ceravolo (la cui posizione era stata da tempo archiviata).

Per il TFN la gara poteva essere realmente alterata qualora i giocatori dello Spezia avessero accolto “la sollecitazione e/o l’invito ad omettere interventi di gioco sulla propria persona” e in sede di udienza lo stesso De Col affermava di essere perplesso alla lettura del messaggio e di aver avvertito immediatamente il team manager Pinto per analizzare l’accaduto e insieme a Terzi ha ribadito che non ci fosse  tra di loro un rapporto di amicizia tale da giustificare un tono scherzoso dei messaggi.

IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

Per i giudici la mancata percezione della illiceità del comportamento da parte di Calaiò non attenua le sue responsabilità; tuttavia sottolineano anche che si tratta di “un tentativo di illecito decisamente respinto dai destinatari dei messaggi” e di cui non è stata nemmeno lontanamente ipotizzata una conoscenza da parte del Parma. Dunque, “il tentativo di illecito è stato respinto dai destinatari e che, per quanto è dato sapere, salvo ulteriori elementi che dovessero emergere da eventuali successive indagini, la Società ha conseguito sul campo la posizione finale in classifica che le ha consentito la promozione diretta in Serie A”.

Nel dispositivo, si specifica che “questo Tribunale ritiene che la penalizzazione riferita alla classifica del campionato di Serie B appena conclusosi, oltre che estremamente afflittiva per la Società Parma Calcio, si porrebbe anche in aperto contrasto con lo stesso principio di afflittività previsto dall’art. 18, comma 1, lett. g) del CGS”, ritenendo congrua una penalizzazione in A accogliendo parzialmente la richiesta della Procura.

TERZI: “HO PENSATO CALAIÒ FOSSE IMPAZZITO”

C’è comunque un aspetto della sentenza che prelude a un possibile… approfondimento e riguarda la posizione di Ceravolo, altro tesserato del Parma. Il dispositivo dice testualmente: “….non approfondita l’indagine con riferimento al suo tesserato Ceravolo Fabio (autore dei messaggi indirizzati al calciatore spezzino Alberto Masi) il quale, se pure pronto a mettere a disposizione della Procura Federale il proprio telefono cellulare, non ha potuto dare corso a tale disponibilità per lo smarrimento del terminale, come da denuncia presentata all’autorità giudiziaria nel medesimo giorno dell’audizione. Rileva, dunque, che il tentativo di illecito è stato respinto dai destinatari e che, per quanto è dato sapere, salvo ulteriori elementi che dovessero emergere da eventuali successive indagini, la Società ha conseguito sul campo la posizione finale in classifica che le ha consentito la promozione diretta in Serie A”. Un frase che sembra (così almeno lo intendiamo noi) lasciare aperto uno spiraglio.

Per quanto riguarda invece la sanzione di 2 anni di squalifica a Calaiò il Tribunale ha ritenuto poi di “scontare” la richiesta dell’accusa di 4 anni prendendo in considerazione la mancanza di precedenti visto che Calaiò non è stato “in alcun modo toccato dalle vicende di illeciti che recentemente hanno riguardato anche le Società in cui ha precedentemente militato”.

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